La città, il viaggio, il turismo nell’epoca dell’industria 4.0: esternalità positive e negative

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Il processo di “digitalizzazione e di interconnessione del tutto”, da oltre un ventennio in ascesa esponenziale, sta determinando nuovi paradigmi e cardini della geografia mondiale, annullando preesistenti confini fisici e facendone emergere nuovi virtuali: uno scenario che trova nel termine Industria 4.0 la sua concretizzazione. L’espressione Industria 4.0 è stata usata per la prima volta alla Fiera di Hannover nel 2011 in Germania. A ottobre 2012 un gruppo di lavoro dedicato all'Industria 4.0, presieduto da Siegfried Dais della multinazionale di ingegneria ed elettronica Robert Bosch GmbH e da Henning Kagermann della Acatech (Accademia tedesca delle Scienze e dell’Ingegneria) presentò al governo federale tedesco una serie di raccomandazioni per la sua implementazione. L’8 aprile 2013, all’annuale Fiera di Hannover, fu diffuso il report finale del gruppo di lavoro. Lo scorso novembre 2015 il Ministero per lo sviluppo economico ha annunciato un documento intitolato “Industry 4.0, la via italiana per la competitività”, con sottotitolo “Come fare della trasformazione digitale dell’industria una opportunità per la crescita e l’occupazione”, nel quale ha indicato la propria strategia d’azione. Finora la macchina a vapore, il motore a scoppio e l’informatica sono stati considerati elementi caratterizzanti le tre rivoluzioni industriali occidentali, la quarta rivoluzione industriale, attualmente in atto, si sta concretizzando proprio nella interconnessione totale di cose e persone. In tale frame in ogni ambito, culturale, scientifico, sociale, occorre una seria riflessione delle riverberazioni e delle esternalità che tale rivoluzione determina, con l’ulteriore difficoltà di una maggiore complessità di indagine legata al fatto che gli effetti prodotti sono sistemici e dunque non affrontabili tematicamente ma in logica integrata. Quali le declinazioni di tale rivoluzione alla città, al viaggio e al turismo? A questa domanda, rispondono gli scritti che seguono, che forniscono le riflessioni di ricercatori, studiosi, professionisti e operatori di settore. Gli interrogativi sono tanti e complessi: quanto, ad esempio, la digitalizzazione e interconnessione del tutto alimenta i processi urbani di co-creazione di valore, soprattutto nell’ulteriore specificità di aree urbane periferiche o aree rurali? Quanto essa diventa fattore di catalizzazione di fenomeni di accoglienza in questo particolare momento storico e quanto invece è co-responsabile di alienazione umana? Il piano Industria 4.0 previsto nella prossima legge di stabilità punta a mobilitare nel 2017 investimenti privati aggiuntivi per 10 miliardi, 11,3 miliardi di spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione con focus sulle tecnologie, più 2,6 miliardi di euro per gli investimenti privati early stage. In tale prospettiva quanto le nuove tecnologie di virtualizzazione di siti museali, culturali, artistici e ambientali contribuiranno a rafforzare gli attrattori turistici e quanto invece esse potranno determinare una riduzione dei flussi turistici e dei relativi viaggi. Infine come coniugare il concetto di identità storica urbana o ad esempio di originalità artistica sotto l’effetto distorsivo dell’impiego di tecnologie di fruizione remota del bene? In conclusione, dunque, il tema dell’interferenza, sia positiva che negativa, delle azioni concretizzate nel piano Industria 4.0 con quello di elementi quali la città, il viaggio e il turismo, è il cuore centrale dei saggi di seguito raccolti.

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Submitted by Aria Khaledi
on 14/04/2020
in the project Esempi di attività economiche basate su Turismo Virtuale

Last updated on 15/04/2020

Original editing language: Italiano
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